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Yûsuf Al-Qaradâwî Presidente del Consiglio Europeo di Fatwa e Ricerca
Direttore del Centro della Sunnah e della Sîrah all'Università del Qatar
In Nome di Dio il Clemente Misericordioso
Signor Presidente Jacques Chirac
Presidente della Repubblica Francese
Dopo i saluti adeguati alla sua persona,
Ho il piacere di rivolgermi a Lei a nome mio e del Consiglio Europeo di Fatwa e Ricerca. Riferimento religioso dei musulmani d'Europa, il Consiglio Europeo di Fatwa e Ricerca ha sempre vegliato nelle sue sedute passate per raccomandare ai musulmani:
di adottare un comportamento onorevole verso le società nelle quali vivono, di integrarsi bene e di non ripiegarsi su se stessi in templi isolati, mantenendo comunque la loro personalità religiosa;
di essere degli elementi positivi e benefici al servizio della società e di operare per la sua prosperità;
di richiamare all'amore e all'unione e non all'odio e alla separazione.
Mi esprimo ugualmente in nome dei teologi musulmani che rappresentano 1,3 miliardi di musulmani nel mondo. Questi stimavano molto la Francia in questi ultimi anni e le riservavano dei sentimenti di amicizia e di rispetto per le sue posizioni coraggiose e indipendenti, come il suo rifiuto a seguire la scia americana e a sostenere la sue ingiustizie.
Signor Presidente,
A nome mio personale e di tutta questa gente, mi dispiace molto per quello che abbiamo letto e sentito riguardo all'orientamento della Francia verso la proibizione alle alunne musulmane di portare il velo a scuola. Sono molto stupito e condanno vivamente il fatto di costringere la donna musulmana a schernire la sua religione e a disobbedire al suo Signore Che dice nel Suo Libro: "E che lascino scendere il loro velo fin sul petto" [1], "Oh Profeta, di' alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli" [2]. Il fatto di portare il velo è un dovere religioso della donna musulmana che fa l'unanimità di tutte le scuole di giurisprudenza islamiche, siano esse sunnita, sciita, zaydita o ibadita.
Siamo rimasti scioccati e addolorati che un tale orientamento - che non pu? essere qualificato che come settario contro i precetti e valori dell'islam - sia stato preso in Francia in particolare, il paese della libertà e dell'apertura, la madre della rivoluzione che ha esaltato la libertà, l'uguaglianza e la fratellanza, e che, oggi, conta il maggior numero di musulmani in Europa.
Questo orientamento è contrario a due libertà fondamentali scritte nei diritti dell'uomo: la libertà individuale e la libertà religiosa, entrambe confermate in tutte le costituzioni e tutte le dichiarazioni dei diritti dell'Uomo.
L'argomento della preservazione della laicità manca di fondamento logico nella misura in cui la laicità nelle società liberali significa la neutralità dello Stato nei confronti della religione. In questo quadro, lo Stato né adotta né rifiuta la religione; non è né favorevole né ostile nei suoi riguardi. Garantisce la libertà degli individui di essere o no religiosi. Al contrario, la laicità marxista si oppone al sentimento religioso e considera la religione - tutte le religioni - come l'oppio dei popoli. Essa nega l'esistenza di un Dio in questo universo e quella dell'anima nell'essere umano.
L'affermazione che il velo è un simbolo religioso è inaccettabile. Il velo non è affatto un simbolo perché il simbolo non ha funzione propria, se non è l'espressione dell'appartenenza religiosa di chi lo porta, come la croce sul petto del cristiano o la kippa sulla testa dell'ebreo; questi due oggetti non hanno alcuna funzione se non la dichiarazione dell'identità religiosa.
Invece, il velo ricopre una funzione nota, cioè quella di coprire il corpo e la decenza. Non è affatto nella mente delle musulmane che lo portano di rivendicare un'appartenenza religiosa; esse non fanno che osservare il comandamento del loro Signore.
Non solo il divieto di portare il velo costituisce un affronto al principio di libertà, ma esso contraddice anche il principio di uguaglianza, predicato dalla rivoluzione francese, principio approvato da leggi divine e dalle convenzioni internazionali dei diritti dell'Uomo. Un tale divieto significa, in effetti, che la musulmana praticante diviene oggetto di persecuzioni e violenze, che è privata dei suoi diritti all'istruzione e all'esercizio di un impiego, mentre si accordano facilitazioni alle non musulmane e alle musulmane non praticanti.
Una civiltà degna di questo nome fa mostra di tolleranza, accetta la diversità religiosa e culturale al suo interno, e permette la diversità etnica, religiosa e ideologica, senza trasformare gli individui in cloni.
Dobbiamo insegnare alla gente la tolleranza fra loro, di accettarsi vicendevolmente come sono, malgrado le loro differenze religiose, come ci insegna il Corano: "A voi la vostra religione e a me la mia."
Siamo molto scioccati - Signor Presidente - nel sentirla dire che il portare il velo è un segno di aggressività verso gli altri. In che cosa la volontà di una giovane donna di vestirsi secondo i precetti della sua religione denota aggressività verso gli altri? Non c'è da temere alcuna aggressione da parte di un individuo che conosce Dio e Gli obbedisce, sia questi un uomo o una donna.
Signor Presidente,
Nelle società democratiche, la maggioranza ha il diritto di legiferare come le sembra meglio. Ma la democrazia giusta è quella che preserva i diritti delle minorità religiose ed etniche e non le opprime, in mancanza di ci? le minoranze sarebbero condannate a scomparire in nome della democrazia e della legge della maggioranza.
Signor Presidente,
Mi rivolgo a Lei in qualità di padre della famiglia francese. E' responsabilità del padre di famiglia giusto verso tutti i suoi figli, di non opprimere affatto gli uni in favore degli altri. Un buon padre non accetta affatto che una parte dei suoi figli viva sempre nell'inquietudine e nell'angoscia.
Apprezziamo la sua dichiarazione di lotta contro il razzismo e la xenofobia, e sappiamo che Lei è in grado di riaffermare la libertà di culto per tutti e la necessità di dare ai musulmani dei luoghi in cui possano praticare il loro culto degnamente e serenamente. Siamo lieti che Lei riconosca che c'è molto da fare, cioè in termini di qualificazione di imam colti e moderni.
La realizzazione degli obiettivi cui aspirate è la stessa della corrente della "moderazione musulmana" che unisce autenticità e modernità, mira all'agiatezza e non alla difficoltà, porta la buona novella e non la ripugnanza, favorisce il dialogo con gli altri e la tolleranza verso l'avversario, crede in una sola e unica umanità e tende a realizzare il bene per tutti. Tali sono, in effetti, i valori che incarna il Consiglio Europeo della Fatwa.
Speriamo, Signor Presidente, che Lei ritorni sulla sua decisione, poiché questo realizza il bene e l'interesse di tutti. Voglia gradire i miei rispetti e stime.
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