Dopo tre anni di missione semisegreta l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) ricevette l’ordine di estendere la sua predicazione al resto della città.
Il culto del Dio Unico, che era stato più o meno tollerato quando era il caso degli hunaf-, diventava ora insopportabile per l’oligarchia meccana.
Per i capi coreisciti il problema si poneva in termini mate-riali e di potere. La maggior parte di loro era convinta che la predicazione di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), che affermava l’unicità assoluta di Dio e l’inconsistenza di tutti gli altri idoli, sarebbe stata considerata un’offesa gravissima per tutte le tribù che avevano posto il loro simulacro nel recinto sacro della Ka’ba.
Erano certi che distruggere gli idoli sarebbe stato decretare la fine della Mecca come capitale religiosa e commerciale della penisola arabica. Inoltre, alcune implicazioni morali e sociali dell’Islàm minavano alle basi la società coreiscita.
La donna si vedeva riconosciuta parità di diritti e di doveri con l’uomo, a cominciare dallo stesso diritto alla vita . Non la si poteva più sposare senza il suo consenso, aveva diritto a disporre dei suoi beni, della dote versatagli dal marito, della sua parte di eredità e degli alimenti in caso di divorzio.
Lo schiavo doveva essere trattato come un fratello, doveva mangiare e vestire come il suo padrone.
L’adulterio diventava una colpa grave e nessuno avrebbe più potuto contare sulla solidarietà tribale per sfuggire ad una giusta pena in caso di crimine.
Preoccupati, ma fiduciosi in una possibilità di accordo con Muhammad (pace e benedizioni su di lui), i notabili si recarono da suo zio Abu Talib che era il capo del clan dei figli di Abd al-Muttalib.
Lo invitarono a convincere il nipote a desistere dalla sua attività, offrendogli in cambio potere e ricchezze. In caso contrario avrebbero combattuto contro di lui e contro tutti quanti non si separavano da lui. Abu Talib riferì a Muhammad le profferte e le minacce e, da parte sua, lo pregò di accettare quanto gli veniva proposto.
La risposta dell’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) fu di quelle che non ammettono repliche. Disse : "Giuro in Nome di Allah che, se anche ponessero il sole nella mia destra e la luna nella mia sinistra per indurmi ad abbandonare questa via, io non la abbandonerei prima che Egli l’abbia resa vittoriosa, o che io sia morto per essa. Di fronte a tanta incrollabile fede, ad Abu Talib non rimase confermare al nipote la sua protezione.